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Lula e Sailor scappano dalla madre di lei che ha assoldato un sicario per far fuori lui. Vicende grottesche, personaggi inquietanti.
Perfettamente coerente con la poetica lynchiana, “Cuore selvaggio” è un assordante e disturbante mélo che ha l’effetto di dividere a metà la platea: chi lo adora e chi lo detesta. La sua forte carica di pathos e melodramma non poté passare inosservata a Bernardo Bertolucci, che infatti, da presidente della giuria, impose di fargli vincere la Palma d’Oro tra fischi e pernacchie. Purtroppo, è un film che getta benzina sul fuoco dei detrattori del grande regista: perchè, quando un film viene programmaticamente portato all’eccesso e al grand-guignol in ogni singola scena, anche quando non se ne sente assolutamente il bisogno, il rischio di provocare insofferenza e antipatia è altissimo. Tra urla, folli apparizioni, improvvise esplosioni di violenza e altri momenti di puro delirio, non riusciamo a scorgervi un messaggio, un motivo per cui questo film dovrebbe rimanerci impresso, a meno che non sia quello trito, ritrito e banalissimo della ribellione giovanile contro i valori precostituiti. Menzione d’obbligo per un Willem Dafoe fumettistico ma comunque strepitoso.

Voto: 5+

Trivia
(Nel cast anche le attrici Sheryl Lee e Sherilyn Fenn, che avevano colpito positivamente Lynch durante le riprese di “Twin Peaks”)

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