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Hollywood, anni ’50. Un autore televisivo sospettato di filocomunismo e finito perciò nella famigerata “lista nera”, per poter continuare a lavorare, chiede ad un suo amico squattrinato di fargli da prestanome presso le varie emittenti tv.
Primo film dei tre (pochi) usciti da Hollywood sulla piaga del maccartismo, del quale si fa già riferimento nella recensione di “Good night, and good luck”. Il fenomeno, che portò a numerose epurazioni che sconvolsero il mondo dello spettacolo USA, è qui ripreso dal punto di vista degli sceneggiatori, unica professione a potersi permettere di lavorare sotto coperta. Benché la storia del film sia inventata, non lo sono i precisi riferimenti all’atmosfera paranoica del tempo e alla pavida impotenza dei produttori, che avevano le mani legate ma non fecero nulla per sciogliere i nodi. Il regista Martin Ritt, lo sceneggiatore Walter Bernstein e gli attori Zero Mostel, Herschel Bernardi e Joshua Stelley vissero sulla propria pelle l’emarginazione della caccia alle streghe. Questo film, abilmente in bilico tra dramma e commedia grazie alla versatilità dei suoi due attori protagonisti (Woody Allen in una delle sue rarissime apparizioni agli ordini di altri registi, e il cabarettista Mostel), non va al di là del buon risultato, ma merita un voto alto per la passione e l’impegno nell’aver messo in piazza una verità nascosta per vent’anni. Vale anche come documento storico.

Voto: 7