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Lenny e Amanda adottano un figlio, ma lui è ossessionato dall’idea di conoscerne la madre. Si mette alla sua ricerca, e scopre che è una prostituta con un passato e un presente da attrice di film porno.
La miglior commedia del 1995, come di quasi tutti i vent’anni precedenti, è sempre di Woody Allen. Col tempo e con la vecchiaia si è concesso alcune licenze, come quella di rendere più vivaci i dialoghi e il linguaggio aggiornandoli al gusto corrente. La confezione rimane di gran classe, specialmente nell’idea portante del film, ambientato ovviamente a New York ma con lo spiritosissimo controcanto di un coro greco e di alcuni tra i personaggi più importanti della storia della drammaturgia antica, da Giocasta madre e amante di Edipo a Cassandra profetessa di sventure (“Vedo disastri! Vedo catastrofi! Peggio, vedo avvocati!”), passando per Tiresia cieco indovino per le strade dell’Upper East Side. Trastullo per intellettuali? Non soltanto: la storia è piana e scorrevole come in poche altre commedie alleniane. Meriterebbe di più, se non fosse per quell’improvviso e inspiegabile cedimento finale della sceneggiatura, che si conclude in modo frettoloso e pasticciato. Oscar come miglior attrice non protagonista per Mira Sorvino, un anno dopo quello a Dianne Wiest per “Pallottole su Broadway”: é Allen il vero “homme qui aime les femmes”.

Voto: 7-

Trivia
(In un’intervista del 2005 a “Vanity Fair”, Woody Allen ha dichiarato che, anche se era passato pochissimo tempo dal suo doloroso e reclamizzato divorzio, pensò di dare la parte di Amanda alla sua ex-moglie Mia Farrow. Quando propose questo nome alla direttrice del casting Juliet Taylor, lei gli rispose “Ma sei rincoglionito?”)