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Oregon, 1959: quattro ragazzini partono da soli per due giorni alla ricerca di un cadavere sulla riva di un fiume, a cinquanta chilometri da casa loro.
Dal racconto “The body” di Stephen King. Nel secondo film di Rob Reiner (che sarebbe diventato un versatile regista per tutte le stagioni, dal legal thriller all’horror passando per la commedia romantica), uno dei più belli del genere che tratta quella particolare età di mezzo che non è più infanzia e non è ancora adolescenza (di cui è indiscusso capostipite “I quattrocento colpi” di Truffaut), c’è un rispetto e una partecipazione che raramente si ritrovano altrove, e che sempre più difficilmente incontreremo d’ora in avanti. Per l’autenticità da documentario con cui descrive le sensazioni e le contraddizioni dei 12 anni, lo si apprezza pochissimo da ragazzi e molto di più man mano che si cresce e si diventa adulti. Lieve e bellissimo. Del cast fanno parte anche Richard Dreyfuss e gli ancora sconosciuti Kiefer Sutherland e John Cusack; dei quattro attori principali solo River Phoenix divenne una star, prima di trovare la morte la sera di Halloween del 1993 per un’overdose di speedball.

Voto: 7+

Trivia
(Si vede una vecchia rivista con in prima pagina la foto di un’attrice; quella donna è Elizabeth McGovern, che all’epoca era la fidanzata di Rob Reiner)
(Il racconto “The Body” fa parte di un libro di racconti di Stephen King chiamato “Different Seasons”, nel quale c’è anche “Rita Hayworth and the Shawshank Redemption”, che ispirerà il successivo “Le ali della libertà”, 1994)

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