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Ogni anno, una coppia di borgatari viene invitata a giocare a scopone a casa di una megera miliardaria americana. La loro aspirazione è vincere un po’ di milioni e sistemarsi per sempre.
Ultimo grande film di Bette Davis, e cronologicamente uno degli ultimi fuochi della stagione d’oro della commedia all’italiana (prima del buio degli anni ’80). La metafora del gioco delle carte è il mezzo per raccontare la grande dialettica poveri-ricchi, con i primi puntualmente destinati a illudersi, soccombere ed invelenirsi (letteralmente). Nulla di nuovo, in fondo, nel tema dell’eterna ricerca del denaro e di una vita migliore, dipinta da Comencini (e dallo sceneggiatore Sonego, futuro autore di moltissimi dei mediocri film del Sordi regista) attraverso una vivace galleria di caratterini su cui spicca per verve il Professore di Carotenuto. Sordi sordeggia a tutto vapore, spalleggiato da un’ottima Silvana Mangano. La gloriosa coppia Davis-Joseph Cotten, specie la prima, si sforza con un certo successo di dimostrare che non è venuta in Italia a pagarsi le ferie. C’è anche Domenico Modugno, nel piatto personaggio di un giocatore di professione. Il successo e l’efficacia del film stanno nel tenere abilmente sulla corda lo spettatore, se è il caso con iniezioni sempre più robuste di farsa e grottesco; il finale, inoltre, sta in piedi ed è sufficientemente maligno, e non è cosa da poco.

Voto: 7+

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