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Un bandito gentiluomo scappa di galera portandosi appresso uno psicopatico. Quest’ultimo rapisce un bambino e i due sono costretti a scappare, inseguiti dalla polizia che li accusa di evasione, omicidio (di un secondino) e sequestro.
Un anno dopo l’exploit de “Gli spietati”, è il film che conferma il nuovo corso di Clint Eastwood a favore di una scrittura e di una rappresentazione sempre più ordinata, classica, piana ma mai piatta. I suoi numi tutelari hanno nomi illustri: si chiamano Hawks, Huston, John Ford soprattutto. Tutto sommato la vicenda è discretamente prevedibile, ma viene portata avanti con la facilità e la scorrevolezza di una mano esperta, senza alcuno scossone o brusca deviazione; fa pensare a una vecchia locomotiva col pilota automatico. Nel suo periodo di grazia, oltre agli Oscar di “Balla coi lupi” e al divismo di “Guardia del corpo”, Kevin Costner tirò fuori anche la sua miglior interpretazione in carriera, con uno stile di recitazione in linea con l’atmosfera generale del film, poco rock e molto country.

Voto: 7=

Trivia
(Clint Eastwood avrebbe inizialmente voluto affidare il ruolo del protagonista a Denzel Washington)

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