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La parabola umana di Yuri Orlov, americano di origini ucraine, un’autorità nel campo del traffico di armi illegali.
Ironico a dirsi per un film che parla di un commerciante di armi, ma “Lord of War” manca sostanzialmente il bersaglio; probabilmente perchè la scrittura brillante e mordace di Andrew Niccol (già ottimo sceneggiatore per sé stesso – “Gattaca” – e altrui – “The Truman Show”) non ha nelle proprie corde il film di denuncia; come sarebbe correttamente dovuto essere questo, piuttosto che un insolito pastrugno di action-movie, impegno civile e addirittura commedia nera. Come già detto, il copione è graffiante e non mancano le battute azzeccate, ma il tono inspiegabilmente divertito che il film assume a tratti stona irrimediabilmente con una materia così grave come quella in questione. E non bastano due cartelli sui titoli di coda per ricondurre tutto a una dimensione più realistica, dacchè il film, che pure ha momenti autentici o perlomeno verosimili, si perde in inutili macchiettoni (il dittatore liberiano) e futili parentesi da blockbuster (la risaputa storia d’amore). Il finale strizza l’occhio a “Quei bravi ragazzi”. Colonna sonora ricca di pezzi nobili, a volte utilizzati a sproposito (“Hallelujah” di Jeff Buckley non va buttata via così). Nicholas Cage è il merluzzo di sempre, tremendamente a disagio non appena gli si prospetta uno sforzo emotivo di qualsiasi genere; Ethan Hawke in un ruolo così misero non lo si capisce. Ancora più ironico: l’ottimo sceneggiatore Niccol stavolta lavora meglio dietro la macchina, ovviamente rimanendo nei limiti di una regia diligente e pulita, ma senza guizzi che si elevino al di sopra del “carino”. E per la sufficienza non è abbastanza.

Voto: 5,5

Trivia
(Prima di girare la scena in cui appaiono alcuni carrarmati in fila, i produttori hanno dovuto avvisare la NATO, che avrebbe potuto accorgersi della cosa dalle immagini via satellite, che nessuna guerra stava per cominciare)

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