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Un vagabondo fa amicizia con un milionario alcolizzato (che però da sobrio non lo riconosce) e si innamora di una fioraia cieca.
Insieme a “Tempi moderni”, il più famoso film muto di Charles Chaplin, nonchè una delle massime vette del genere comico e del cinema in generale. Disse di lui Orson Welles: “E’ il mio film preferito”. Nonostante “Il cantante di jazz” avesse già quattro anni, Chaplin pretese di girarlo quasi totalmente privo di rumori e dialoghi, eccetto la colonna sonora (da lui stesso composta) aggiunta in postproduzione. Le gags di Charlot si succedono con ritmo e inventiva infallibile e, quel che è più importante, hanno senso: non rimangono parentesi all’interno della storia ma ne sono il motore e la fanno progredire. Tantissime sequenze memorabili: l’inizio, lo scambio tra il formaggio e il sapone, lo straordinario match di pugilato e soprattutto il finale, probabilmente una delle dieci scene più citate di tutti i tempi. La vicenda, situata a partire dal 1929, non manca di agganci alla realtà sociale dell’epoca e alle conseguenze della Grande Depressione che ridusse sul lastrico milioni di americani. Proprio perchè realizzato già nell’epoca del sonoro, è un documento ineguagliabile della potenza del gesto e dell’immagine nei confronti del suono e della parola.

Voto: 8,5

Trivia
(Chaplin fece girare per 342 volte la scena in cui il suo personaggio compra un fiore dalla ragazza cieca, finchè non trovò un modo soddisfacente per mostrare che la ragazza pensa che Charlot sia ricco)
(All’anteprima del film negli Stati Uniti, il 31 gennaio 1931, partecipò anche Albert Einstein. All’anteprima inglese, George Bernard Shaw)

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