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L’Amleto di William Shakespeare nella sua versione integrale ed originale, la prima mai realizzata per il cinema.
Innanzitutto va dato atto a Kenneth Branagh, regista di una volontà e di un entusiasmo non comuni, di aver osato l’inosabile: un kolossal di quasi quattro ore sulla più grande tragedia del teatro moderno (nonché una delle più lunghe), riscritta cambiando solo poche virgole che comunque non intaccano minimamente l’originale. La sua regia movimentata ha fatto storcere la bocca ai puristi: ma se così è, e se risulta a tratti inadeguata e forzatamente “modernista” con un montaggio usato a volte troppo a sproposito, lo è nel sincero e lodevole intento di rendere l’opera accessibile ad un pubblico più vasto possibile. La fastosità delle scene e dei dialoghi passa anche per un cast ricchissimo e curiosamente assortito: i divi in ruoli di contorno (Charlton Heston, Billy Crystal, Jack Lemmon, Robin Williams e altri) e attori poco conosciuti per i personaggi principali (ad eccezione di Julie Christie). Branagh modella il suo istrionico Amleto, più risoluto di quanto dicano gli stereotipi, sulla performance che ne diede nel 1948 il mito Laurence Olivier, al quale somiglia anche esteticamente. Stante l’impossibilità di valutare il film in sé, troppo dipendente da un’opera che la Storia ha già giudicato e nobilitato, il 7 è un voto al coraggio.

Voto: 7

Trivia
(Derek Jacobi, Claudio nel film, ha interpretato la parte di Amleto nella versione per la TV “Hamlet, Prince of Denmark”, 1980)
(Kate Winslet non ebbe bisogno di sostenere un provino per ottenere la parte di Ofelia; Branagh si ricordava di un suo provino per il ruolo di Elizabeth in “Frankenstein” – ruolo poi assegnato a Helena Bonham Carter – e la scelse sulla fiducia)
(Il primo film inglese a essere girato in formato 70 mm)

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