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Chicago 1929: al suo ultimo giorno di lavoro prima di sposarsi, andare a vivere a Philadelphia e cambiare vita, un giornalista si trova per caso nella sala stampa di un penitenziario insieme ad un condannato a morte appena scappato di prigione: lasciar perdere o fare lo scoop della vita?
Da una commedia teatrale di Charles McArthur e Ben Hecht, già portata due volte sullo schermo prima di questa. Nonostante buona parte del merito sia da attribuire alla brillantezza del testo originale, diamo a Wilder ciò che è di Wilder: e cioè una commedia strepitosa, che sfreccia per le strade notturne di Chicago con un ritmo e una sicurezza impressionanti, classico esempio di un ingranaggio perfetto in cui anche i sospiri si trovano nel posto giusto al momento giusto. Anche per il cast Wilder volle andare liscio come l’olio: Jack Lemmon e Walter Matthau, attori dagli strepitosi tempi comici, sono qui all’apice del loro affiatamento. Nemmeno un difetto. Come sempre, tra una battuta e l’altra, Wilder non rinuncia a dire due o tre cosette sull’America dei giornalisti cinici e arrivisti, del sensazionalismo a tutti i costi, dei vizi privati e delle pubbliche virtù dei signori della legge. Scandalosamente ignorato agli Oscar 1974, benché, per quanto ci riguarda, si possa perfino discutere se valga più o meno del “Padrino parte seconda”. Andrebbe fatto imparare a memoria a tutti gli autori italiani di cretinerie insulse – e sono molti – che oggi blaterano che la critica non ha mai giudicato positivamente una commedia.

Voto: 8-

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