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Il mite Slevin Kalevras, per uno scambio di persona, si ritrova coinvolto in un brutto affare: due gangster rivali lo ricattano, minacciandolo di ucciderlo se in 48 ore non farà fuori il figlio dell’uno e non restituirà 33 mila dollari all’altro.
Continua a sfornare bei film la nouvelle vague del genere gangsteristico, avviata da Tarantino e proseguita da numerosi eredi, tra cui lo scozzese Paul McGuigan (già distintosi nel 2000 per “Gangster No. 1”). Fondato sulla magnifica sceneggiatura di Jason Smilovic, è un tourbillon di quasi due ore che non rifugge, anzi pesca a piene mani nel torrente dei clichés del genere senza per questo risultare noioso e prevedibile. La nota di merito aggiuntiva che nobilita “Slevin” sta nell’invenzione della “mossa Kansas City”, che non è soltanto una bella battuta ma anche la chiave che anticipa i futuri sviluppi della trama e quasi avverte lo spettatore di aspettarsi il colpo di scena finale. Spesso questi noir del terzo millennio partono bene e finiscono poi per arenarsi in una deriva di citazionismo sterile e pose da servizio fotografico, trattando la risoluzione della trama come una fastidiosa appendice; non è questo il caso, perchè la svolta finale stavolta aggiunge valore al tutto. Il gusto di McGuigan per le scenografie, per i costumi anni ‘70 e per la carta da parati garantisce anche una cornice all’altezza del quadro. Grande e narcisistico sfoggio di divi di Hollywood, tra cui eccelle l’imperturbabile Josh Hartnett alla miglior prova in carriera.

Voto: 7,5

Trivia
(All’epoca in cui fu scritto il copione, Jason Smilovic viveva insieme alla sua ragazza e a Josh Hartnett in un appartamento a New York)
(E’ il secondo personaggio della carriera di Ben Kingsley che esce di scena in un certo modo: l’altro è quello di “La casa di sabbia e nebbia”)

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