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Venticinque anni dopo il ritiro, torna Eddie Felton: mette gli occhi su un ragazzo nato per le nove palle e decide di portarlo in alto, ai vertici. Ma quello non sopporta le catene.
Seguito de “Lo spaccone” (1961, Robert Rossen), uno dei film che contribuirono alla nascita del mito di Paul Newman. Gli anni passano – anche nella realtà: Newman vinse l’Oscar come miglior attore un anno dopo aver ricevuto quello alla carriera – e Eddie lo Svelto non ci vede più tanto bene. Fa il talent-scout, il fiuto ce l’ha ancora. Il biliardo, uno degli sport più cinematografici che ci siano, esalta la regia di Martin Scorsese, che delizia lo spettatore dal palato fino con una serie di movimenti di macchina che quasi oscurano, in bellezza, i colpi dei due protagonisti. Tecnicamente è ineccepibile: montato da dio (grazie, mrs. Schoonmaker) e commentato quasi in ogni scena da belle musiche anni ’80, che tacciono solo nel finale, ha una sceneggiatura abusata (il rapporto tra il vecchio maestro e l’allievo scalpitante) tenuta ad alti livelli dall’ottimo gioco di squadra dei tre personaggi principali. Newman precede di un’incollatura Cruise, nell’anno del suo boom (del 1986 è anche “Top Gun”) ma sovente all’altezza del maestro; spicca la verve della rossa Mary Elizabeth Mastrantonio, che si guadagnò una meritata nomination all’Oscar. Ciò nonostante, Scorsese ha fatto di meglio. Da segnalare il dialogo tra il vecchio Eddie, da poco tornato alle gare, e il mediocre avversario che ha appena sconfitto: “Sei stato fortunato”, “Sì, ad incontrarti”.

Voto: 7-

Trivia
(Tom Cruise esegue di persona tutti i suoi colpi da biliardo del film, ad eccezione di uno particolarmente difficile (in cui deve saltare due palle per colpirne una terza), per il quale fu ingaggiato il giocatore professionista Michael Sigel)
(All’interno del cast sono presenti numerosi campioni di biliardo anni ’80)
(Martin Scorsese fa un cameo all’interno del film nella scena del casinò di Atlantic City, mentre passeggia col suo cane Zoe)

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