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Los Angeles. Due rapinatori progettano un colpo nel ristorante in cui stanno facendo colazione; due killer mattinieri devono occuparsi di alcuni tizi che hanno raggirato il loro capo; uno dei due deve inoltre portar fuori a cena la moglie del capo, il quale vuol far la pelle a un pugile che è fuggito dopo aver vinto un match che doveva perdere.
Secondo film di Quentin Tarantino, Palma d’Oro a Cannes, uno dei più importanti degli anni ’90, uno dei pochissimi degli ultimi tempi ad aver creato un genere, benché “sporco” e risultato di migliaia di contaminazioni: il pulp. Basandosi sui meccanismi di sceneggiatura già sperimentati nel precedente “Le iene” (i salti cronologici della narrazione, le lunghissime e surreali divagazioni, un uso più glamour della violenza), è indubbiamente un capolavoro che ebbe mille meriti: mettere insieme in un puzzle stimolante il noir alla Dashiell Hammett e la blaxploitation anni ’70, rilanciare la carriera di John Travolta drammaticamente arenatasi dopo i successi della disco music, dare finalmente parti importanti a Uma Thurman, Samuel L. Jackson e Bruce Willis, rinnovare profondamente – c’è chi dice in peggio – il linguaggio cinematografico nei dialoghi e nei suoi continui riferimenti e citazioni (anche se gli eredi di Tarantino, tantissimi e ugualmente indegni, sono uno dei virus più dannosi che abbiano ultimamente infestato il grande schermo). Tantissimi memorabilia, dal monologo di Christopher Walken all’allucinante parentesi dark nello scantinato del negozio; ma la scena del twist nel locale anni ’60 su “Never can tell” di Chuck Berry è tra le cento migliori cose mai capitate al cinema.

Voto: 8

Trivia
(Quentin Tarantino era indeciso se recitare il ruolo di Jimmy o quello dello spacciatore Lance. Scelse Jimmy perché, se avesse interpretato Lance, non sarebbe potuto essere dietro la cinepresa nella scena dell’overdose di Mia)
(La scena in cui Vincent fa l’iniezione di adrenalina a Mia fu girata al contrario (con la siringa che si muoveva verso l’alto invece che verso il basso) e capovolta al montaggio)
(La frase che Marsellus Wallace dice a Zed, “con un paio di pinze e una saldatrice”, è una citazione da “Chi ucciderà Charley Varrick?”, Don Siegel, 1973)
(La passante che Marsellus Wallace colpisce involontariamente per strada è la stessa attrice uccisa ne “Le Iene” da Mr. Pink)
(Il look di Uma Thurman è ispirato a quello dell’attrice Anna Karina nel film “Bande à part” di Jean-Luc Godard, uno dei preferiti di Tarantino)
(Per la scena della tortura, Tarantino avrebbe voluto in sottofondo la celebre “My Sharona” dei Knack, ma i diritti erano già stati concessi in licenza al film “Giovani, carini e disoccupati”)
(Vincent Vega è il fratello di Vic Vega ovvero “Mr. Blonde”, il personaggio di Michael Madsen ne “Le Iene”)
(Negli anni si sono accumulate varie supposizioni sul contenuto della valigetta. L’abito dorato di Elvis Presley, già indossato da Val Kilmer in “Una vita al massimo”? Dei semplici diamanti, come afferma il co-sceneggiatore Roger Avary? E’ stato anche detto che il grosso cerotto sul collo di Marsellus Wallace è la conseguenza di un grosso taglio da cui è fuoriuscita la sua anima, venduta al Diavolo e contenuta appunto nella valigetta. E del resto la combinazione della valigetta è 666…)

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