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Harry Block, scrittore in crisi d’ispirazione, deve fronteggiare l’esercito delle sue ex mogli, amanti, dei suoi parenti e figli che ha sparso un po’ ovunque in virtù della sua esuberante vita sessuale. Intanto l’università che lo espulse gli sta per conferire un’onorificenza.
Arriva a metà dei ’90 l’ultima, grande commedia di Woody Allen (almeno per ora): dietro un linguaggio insolitamente sboccato, si nascondono nuove riflessioni sul senso della vita, o meglio: sulla necessità, una volta vecchi, di dare un senso alla propria vita, per non ammettere il proprio fallimento. Harry Block, artista geniale quanto uomo spregevole, fa uno sfrenato e caotico bilancio dell’esistenza, ma è dura considerarlo l’alter ego del regista, molto più bergmaniano che felliniano nell’approccio alla vita (oltre all’infernale parentesi da “Il posto delle fragole”, nel finale la citazione da “Otto e mezzo” diviene esplicita). Stilisticamente il film sorprende con pregevoli invenzioni, su tutte il personaggio “fuori fuoco”; il montaggio hard cut ha un suo perché. Deliziosi gli inserti con i racconti di Harry Block e la gita all’inferno con Billy Crystal che fa Lucifero. Varie apparizioni di star o attori che lo diverranno: Robin Williams, Demi Moore, Tobey Maguire, Elizabeth Shue.

Voto: 7

Trivia
(Primo film dell’attrice Jennifer Garner)
(Woody Allen non era convinto su chi dovesse interpretare la parte di Harry Block, e la offrì a numerosi attori, tra cui Dustin Hoffman, Elliott Gould, Dennis Hopper e Albert Brooks, prima che quest’ultimo gli consigliasse di interpretarla lui stesso)

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