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San Francisco: un esperto di sistemi di sorveglianza entra in crisi di coscienza quando ha il sospetto che le due persone che sta spiando potrebbero essere uccise anche per colpa sua.
Il 1974 fu l’anno di grazia di Francis Ford Coppola, che ebbe anche il tempo, tra una ripresa e l’altra del voluminoso secondo atto del Padrino, di girare questo gioiellino di thriller, uno dei più paranoici e inquietanti spaccati dell’America nixoniana degli anni ’70, che, complice anche il momentaneo affievolirsi delle tensioni con l’Urss, aveva appena scoperto che il nemico poteva benissimo nascondersi in casa loro. E’ la brutta epoca della post-contestazione, in cui il riflusso conservatore si esprime attraverso il riaffermarsi del mito della Sicurezza e ha come conseguenza l’arrivo della stagione dei complotti, di cui questo film è eccellente espressione. In un’ora e cinquanta non succede praticamente nulla, ma un grande Coppola riesce a mantenere a livelli altissimi la tensione attraverso lo sguardo spento e ordinario di Gene Hackman che scopre per la prima volta la paura. Splendido climax finale.

Voto: 8-

Trivia
(Per Gene Hackman e Francis Ford Coppola, il miglior film della propria carriera)
(Il personaggio principale avrebbe dovuto chiamarsi Harry Call, ma un errore di battitura lo trasformò in Harry Caul)
(La limousine blu che compare verso la fine del film apparteneva a Francis Ford Coppola, che l’aveva vinta due anni prima dopo una scommessa con la Paramount)
(La colonna sonora di David Shire veniva suonata sul set prima di ogni scena, per far entrare gli attori nel giusto stato d’animo)
(Per questo film Gene Hackman imparò a suonare il sassofono)

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