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Nell’East End di Londra quattro furfantelli cercano di arricchirsi col poker: gli va male, e si ritrovano con un debito da 500 mila sterline da saldare in una settimana, altrimenti sono guai.
Brillantissimo esordio di Guy Ritchie, ex pubblicitario e futuro sposo di Madonna. Il cinema degli ultimi dieci anni è pieno di registi che, folgorati da Tarantino, hanno provato a rifare Le Iene a modo loro, infarcendo i propri film di sparatorie, morti ammazzati e stolidi dialoghi ricolmi di parolacce. Ritchie è uno che (forse) ce l’ha fatta: perchè ha capito che per imitare Tarantino ci vuole altro. Una sapiente direzione degli attori, ad esempio, tutti sconosciuti o rubati ad altre professioni (il cantante Sting o l’ex calciatore Vinnie Jones, il Materazzi della Premier League); una sceneggiatura di ferro, che si avvita sulle sue molte sottotrame senza perdere un colpo e che si chiude con una deliziosa ultima scena; la cognizione dei ferri del mestiere, dai mai banali movimenti di macchina a un montaggio videoclippato ma martellante (ed è da antologia la scena con il syrtaki in sottofondo). Il nume tutelare resta Quentin, citato indirettamente in una battuta. Rivelazione dell’anno 1998.

Voto: 7+

Trivia
(La scena dove Nick rompe il vetro di un tavolino non era scritta nel copione originale; fu aggiunta dopo da Guy Ritchie dopo che sul set era capitato un incidente simile)
(Nella telecronaca della partita di rugby al bar vengono citati i nomi di Guy Ritchie (regista) e Matthew Vaughn (produttore) )
(Il primo giorno di lavoro di Vinnie Jones coincise con il suo primo giorno dalla fine della custodia cautelare: era stato arrestato per aver picchiato il suo vicino di casa)
(Sedici morti, e 125 volte in cui viene usata la parola “fuck”)

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