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Spagna, fine ‘700: l’Inquisizione porta via a Francisco Goya, pittore di corte, la sua modella prediletta, sospettata di essere giudea e quindi sospettata di eresia.
Terzo film storico di Milos Forman, dopo l’acclamato “Amadeus” e il poco riuscito “Valmont”. Passano gli anni, invecchiano gli eroi: e così poco è rimasto della genialità mattoide di un Mozart o di un Randall MacMurphy nel quieto conformismo di Francisco Goya, sordo – oltre le sue tele – all’ambiguità di una Spagna in cui comandano in troppi (la metafora dell’handicap è fin troppo esplicita). Invecchia anche Milos Forman, ovviamente; il peso degli anni si avverte in una regia manierata con poche fiammate e molto mestiere, anche se non manca di sfoderare gli artigli con le sue zampate al cianuro contro il grottesco ballo del potere e dei trist’uomini che lo esercitano. Ambiziosamente strutturato come un thriller, anche se non ne ha la tenuta e la tensione; Forman si concede divertito persino una parentesi hitchcockiana, col doppio ruolo di una brillante Natalie Portman. Javier Bardem rasenta la macchietta specialmente all’inizio, mentre Stellan Skarsgaard non lascia tracce in un ruolo tradizionalmente molto difficile come quello dell’anti-eroe. In tutto il film ricorrono frammenti dei capolavori di Goya, tra cui uno scorcio delle celebri “Fucilazioni del 3 maggio”.

Voto: 6

Trivia
(Quando gli è stato chiesto come mai un film ambientato totalmente in Spagna fosse stato recitato in inglese, Milos Forman ha risposto: “Io non parlo spagnolo”)

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