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Irena, donna ucraina povera e sola con un passato alle spalle tormentato e misterioso, prova a rifarsi una vita facendosi assumere come domestica in una ricca famiglia triestina.
Il ritorno al cinema di Giuseppe Tornatore sei anni dopo avviene con un solido e classico drammone, stavolta declinato al presente, che ricolloca al giorno d’oggi e adegua al contesto la donna-oggetto protagonista dell’esecrabile “Maléna”; per sua e nostra fortuna, invece dell’impresentabile Monica Bellucci c’è il bel viso delicato e sofferto di Ksenia Rappoport, valente attrice teatrale apprezzata soprattutto in patria. Pur con i consueti e inguaribili eccessi di scrittura e regia (immancabile anche qui la scena del pestaggio), che culminano in un flashback al sangue che sembra pari pari una delle finte pellicole splatter del “Caimano” di Moretti, è l’incoraggiante ritorno di un regista che non azzeccava un film da undici anni e si temeva disperso; nonostante le premesse non è un film sull’immigrazione o sui maltrattamenti alle donne ma qualcosa di più ampio e universale, la triste odissea di un personaggio in cerca d’amore, rappresentata senza lesinare in pathos e forti emozioni. Cast grandifirme anche dove non ce ne sarebbe bisogno: spiccano la bravissima Clara Dossena e la crapa pelata del sozzo lenone di Michele Placido, mentre Claudia Gerini, nonostante una curiosa trasformazione che l’ha resa quasi identica a Margherita Buy (confrontare per credere), conferma ancora una volta il suo status di promessa non mantenuta. Belle e magniloquenti musiche di Morricone, fresco di Oscar alla carriera.

Voto: 7-

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