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Nell’estate del 1977, a New York un serial killer di ragazze, noto come “son of Sam” (il figlio di Sam), terrorizza la vita del Bronx. Intanto c’è il punk, c’è il black out, c’è Reggie Jackson che trascina gli Yankees al titolo. Primo film di Spike Lee senza un nero protagonista, e neanche personaggio di contorno. Si gira nella New York degli italo-americani (già toccata in “Fa’ la cosa giusta”). Grande pathos, molto sesso, molta violenza, soprattutto verbale. Al di là della lezioncina di prammatica sull’accettare le diversità e non perdersi nei pregiudizi, conta perché è un bellissimo ritratto degli anni ’70 senza mai cadere nel clichè e nella nostalgia. Il più scorsesiano dei film di Spike Lee: a metà tra “Fuori Orario” e “Taxi Driver”, con una citazione di quest’ultimo. Fu il film che lanciò Adrien Brody. La scena allo Studio 54, a metà tra il surreale e l’incubo erotico, è una perla. Colonna sonora sfavillante: ci sono dentro gli Abba, i Talking Heads, gli Who, e tanti altri. E’ uno dei più caldi e appassionati omaggi, nonostante tutto, alla grandezza della città che non dorme mai: e non a caso, sui titoli di coda, c’è “New York New York” cantata da Sinatra.

Voto: 7,5

Trivia
(Tra gli attori a cui si era pensato di affidare la parte principale, c’erano anche Leonardo DiCaprio e Benicio Del Toro) (Durante le riprese di un film, alcuni membri della comunità italo-americana lasciarono intorno al set messaggi razzisti e anti-Spike Lee) (Le parole della frase “I am the monster” che si legge a un certo punto nel film si ispirano alla calligrafia del vero Son of Sam nella sua lettera a Jimmy Breslin) (La parola “fuck” viene pronunciata 326 volte, ad una media di 2,29 volte al minuto) (Nella scena finale, Adrien Brody si ruppe davvero il naso)

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