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Un miliardario russo, incarica un avventuriero americano di indagare sul proprio passato e scoprire chi era in precedenza e qual è stata l’origine della propria ricchezza.
Classico esempio del cinema mattatore di Orson Welles, qui in uno dei ruoli che più si sono confatti al suo barocco gigantismo: Gregory Arkadin è un personaggio shakespeariano e titanico, interpretato con quel suo celebre temperato istrionismo, molto simile all’Harry Lime del “Terzo uomo”. La trama è contorta e ha qualche perdita, come sono troppi i personaggi e i luoghi da tenere a mente, in una sarabanda di viaggi e città che ricorda da vicino le vere peripezie patite da Welles per girare i suoi film nella seconda parte della sua carriera; ma in ogni fotogramma traspare l’amore smisurato del regista verso tutto il cinema del mondo, omaggiato con vari registri che spaziano dal romanticismo inglese al più cupo e radicale espressionismo tedesco. Celebre la scena in cui Arkadin racconta ai suoi invitati la favola della rana e dello scorpione.

Voto: 7

Trivia
(Sia la sceneggiatura che il successivo romanzo “Mr. Arkadin” di Maurice Bessy si ispirarono a tre episodi della serie radiofonica “The lives of Harry Lime”, in cui Welles riprendeva il suo celebre personaggio interpretato ne “Il terzo uomo”)
(Marlene Dietrich rifiutò il ruolo di Raina Arkadin)