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Dopo il suicidio della più piccola, le quattro sorelle Lisbon, bionde, belle e ambite da tutti i ragazzi della zona, vengono sorvegliate sempre più oppressivamente dai loro genitori. Finale tragico.
Esordio di Sofia Coppola, figlia d’arte già vista disastrosamente all’opera come attrice nel terzo capitolo del Padrino. Debutto promettente, forse fuorviante, su un tema molto caro a papà Francis Ford: l’adolescenza. Malgrado le buone intenzioni, fallisce il tentativo di (presunta) critica sociale alla middle class americana; va invece a segno, in un’atmosfera che sa di lollipop e morte, l’originale analisi dell’età inquieta, partendo da un caso “estremo” come quello raccontato nel romanzo di Jeffrey Eugenides. Sono tali e talmente evidenti le incongruenze della sceneggiatura (il finale, nella sua crudeltà, non viene neanche lontanamente spiegato) da far presumere che tutto sia stato volutamente portato all’eccesso, al fine di sottolineare l’irrazionalità e l’impulsività tipiche di quel periodo. Al di là delle letture psicanalitiche, che lasciano il tempo che trovano, un’incantevole Kirsten Dunst – al suo primo ruolo maturo dopo l’eterna bambina di “Intervista col vampiro” – dà al film l’acqua della vita. Colonna sonora strepitosa.

Voto: 7

Trivia
(Quando i ragazzi telefonano alle sorelle Lisbon per far ascoltare loro i propri dischi, non compongono i classici numeri col prefisso 555 che si usa nei film americani, ma autentici numeri telefonici)
(In “Peggy Sue si è sposata”, Sofia Coppola interpretava il ruolo della sorella minore di Kathleen Turner, che qui interpreta il ruolo della signora Lisbon)

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