il-muro-di-gomma.jpg
Il 27 giugno 1980, al largo dell’isola di Ustica, un DC-9 dell’Alitalia cade in mare, facendo 81 vittime. La versione ufficiale parla di “cedimento strutturale”, ma appare chiaro a tutti che la tesi non regge. Una bomba, forse. O un missile.
Film-documento alla maniera di “Tutti gli uomini del presidente”, che cerca di coniugare il cinema civile con l’elogio del giornalismo d’inchiesta. Nonostante il bravo Corso Salani, il modello era un’altra cosa: qui vi mancano sia il ritmo, inutilmente spezzettato da superflue parentesi amoroso-sentimentali del protagonista e dalle fiacche gag con Fassari, sia la puntigliosa ricostruzione dei fatti, che si “ricorda” ad esempio di inserire l’elemento-Gheddafi solo nella penultima scena, nonostante esso sia di fatto il movente che provocò l’assurdo incidente. Trascurato e pieno di spifferi, vale più di quanto meriti: per il sincero impegno infuso da Risi jr. e come premio per aver comunque parlato di una delle vicende più squallide ed emblematiche della storia d’Italia. Come il suo coetaneo “Il portaborse”, non a caso firmato dalla stessa coppia di sceneggiatori, Rulli e Petraglia (qui coadiuvati da Andrea Purgatori, giornalista del “Corriere della Sera”, su cui è modellato il personaggio di Rocco Ferrante). Bello il finale, tanto bagnato e malinconico quanto era asciutto e trionfale quello del film di Pakula: perde l’Italia. Musiche di De Gregori; la voce del direttore del Corriere è quella di Dino Risi.

Voto: 6

Advertisements