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Due secoli dopo il suo sacrificio, Ellen Ripley viene riportata in vita mediante clonazione da un’equipe di scienziati che vogliono studiare da vicino la creatura che porta in grembo.
Quarto e conclusivo capitolo della saga di Alien. Ormai è rimasta solo una traccia dei temi e dello stile dell’originale (il conflitto uomo-macchina, la paura dell’ignoto e dell’altro da noi, la suspence portata a livelli intollerabili) di Ridley Scott: affidato all’estro smisurato del francese Jean-Pierre Jeunet, l’epilogo torna comunque ad avvicinarsi a quei livelli, dopo la scialba parentesi di Alien³ (1992). Dotato di inventiva e talento visionario non comuni, Jeunet è un architetto della fantasia che infonde ai suoi film una dose eccessiva di personalità, fino ad intasarli con il flusso continuo del proprio genio. Meglio perciò valutarlo come unione di singoli frammenti di grande cinema: in questo film c’è almeno una scena memorabile (Ripley di fronte ai suoi sette cloni venuti male), ma anche il finale e la scena subacquea non sono da meno. Personaggi bidimensionali e classico frasario da film d’azione, science-fiction fracassone con un’idea forte appena accennata (la maternità) perché in fondo la trama non è che un pretesto per erigere un vero e proprio sacrario dell’immagine (alla fotografia c’è il grande Darius Khondji) e dell’effetto speciale; intento più che ambizioso, ma quando la cosa è fatta con perizia e capacità non si può che apprezzare. Il giorno in cui Jeunet troverà una sostanza all’altezza del suo strabiliante senso estetico, ne uscirà un capolavoro (“Il favoloso mondo di Amélie”, 2001).

Voto: 7=

Trivia
(Dopo due settimane di duro allenamento, Sigourney Weaver fu in grado di fare canestro da metà campo dando le spalle al tabellone. L’attrice insistette per girare lei la scena, e stupì tutta la troupe azzeccando il canestro al primo ciak. La Weaver ha definito quel momento “uno dei migliori della mia vita”, insieme al suo matrimonio e alla nascita di sua figlia)
(Per tornare a interpretare Ripley, Sigourney Weaver fu pagata undici milioni di dollari, più del costo dell’intero “Alien” di Ridley Scott)
(Le scene subacquee richiesero tre settimane di lavoro. Per girarle gli attori si sottoposero a due settimane di allenamento intenso. Winona Ryder e Ron Perlman rischiarono di annegare)

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