Fine settimana incasinatissimo per Grady Tripp, scrittore e professore di letteratura inglese all’Università di Pittsburgh: lasciato dalla moglie e con un romanzo da finire al più presto, alle prese con un suo studente-prodigio che ha ucciso il cane del suo rettore, della cui moglie è anche amante.
Uno dei due film “commerciali” (l’altro è “Scoprendo Forrester” e porta la firma di Gus Van Sant) con cui Hollywood provò, all’inizio del secolo, a riconciliare il cinema e la letteratura. Scritto molto elegantemente con cadenze da commedia, è un gradevole ritratto di un uomo che, superata la soglia dei 50 anni, non ha ancora deciso che fare della propria vita. Ce ne sono più di quanti crediate. Michael Douglas, in un ruolo insolito, dà il meglio di sè nel risultare sfatto e crepuscolare; il giovane Tobey Maguire, già conosciuto per “Pleasantville” e “Le regole della casa del sidro”, in un personaggio che gli rimarrà appiccicato anche nei film a venire. Si noti la monoespressività di Katie Holmes, che dura tuttora. Bob Dylan vinse un Oscar per la stupenda canzone “Things have changed”, sui titoli di testa e di coda. Se “Wonder Boys”, comunque sopra la sufficienza, ha un difetto, è quello di risultare troppo artificioso e letterario, e perciò programmaticamente apprezzabile solo da un’élite colta; passò poco più che inosservato presso il grande pubblico, anche in Italia.

Voto: 7=

Trivia
(Apparizione non accreditata come invitato a un party per James Ellroy, il celebre romanziere di “L.A. Confidential”, il film precedente di Curtis Hanson)
(Quando Michael Douglas torna a casa e vi trova Robert Downey Jr., si sente in sottofondo “Waiting for the miracle” di Leonard Cohen; la stessa canzone si sente sui titoli di testa di “Natural Born Killers”, altro film con Robert Downey Jr.)