Nell’arco di quattordici mesi, Stuntman Mike si imbatte per due volte in un gruppo di splendide ragazze. Chissà come mai, gli vien voglia di ammazzarle.
Che dire? Qui siamo oltre l’immaginabile, oltre il citazionismo (sia pur immancabile, ed anche genialmente autoreferenziale), oltre l’omaggio. Siamo anche oltre l’eccesso, siamo a un livello di verosimiglianza simile a quello dei marziani che sbarcano sulla Terra; siamo oltre una soglia di provocazione al cui confronto Jean-Luc Godard è Carlo Giovanardi. Il film semplicemente non ha senso, né tantomeno una trama che sappia legare credibilmente dialoghi di fanciullesca e istintiva spontaneità, scritti a occhi chiusi allo stesso modo in cui un medium comunica con gli spiriti. Si è seriamente tentati di dargli s.v. Alle follie Tarantino ci ha abituato da anni, ma nessuna era mai stata così gratuita e splendidamente naive; sicuramente il suo film più erotico e grondante di passione: più che per l’altra metà del cielo, per la macchina da presa, con cui Quentin sembra avere ormai intrapreso una stabile relazione cronenberghiana di puro sesso. Due ore di fantastica aria fritta, di dialoghi lunghissimi basati sul nulla, di piani-sequenza insostenibili per qualunque altro regista le cui iniziali non siano Q.T., di frammenti straordinari (la scena della lap-dance), di improvvise accelerazioni che danno luogo a scene d’azione da brividi. Follemente divertente. E poi il finale!!! IL FINALE!!!!!

Voto: 8

Trivia
(Primo film di Tarantino in cui c’è una scena sotto la pioggia)