Tre episodi, col regista come protagonista. “In Vespa”: Moretti in giro in Vespa per i quartieri periferici di Roma, dalla Garbatella a Spinaceto; vari incontri. “Isole”: in cerca d’ispirazione per il suo prossimo film, Moretti va a trovare un suo vecchio amico che vive a Lipari e non guarda la tv da 30 anni, ma la scopre e ne rimane folgorato. “Medici”: Moretti racconta il suo linfoma e l’odissea che ha passato prima che glielo diagnosticassero.
Premio per la miglior regia a Cannes. Un Moretti diverso, cambiato dalla malattia. Torna a quattro anni da “Palombella rossa”, mette da parte la politica (che tornerà nel successivo film, “Aprile”) e le crisi d’identità e si chiama finalmente col proprio nome di battesimo, Giovanni. Tre storie che hanno in comune la solitudine, l’isolamento, l’estraneità dell’intellettuale (ma nel terzo episodio è l’estraneità dell’uomo comune) davanti ai tempi moderni (e a ciò che sta per succedere in Italia). Poi, uno dei rari film italiani degli anni ’90 che lasciano allo spettatore le pause per la riflessione (la lunga sequenze in vespa, con il Koln Concert di Keith Jarrett in sottofondo; o la musica di Piovani nel secondo episodio). Il capitolo sui medici, resoconto grottesco e dettagliato delle vicissitudini del regista, esula dal contesto e apre la strada al Moretti di “Aprile”: prendere a paradigma una storia vera per raccontare la realtà. Tante battute e scene memorabili, dal critico cinematografico sofferente a letto (interpretato dal regista Carlo Mazzacurati) alla surreale sequenza sullo Stromboli; ma la migliore è lo strambo balletto sulle note del “Negro Zumbon”.

Voto: 7,5

Annunci