1965: giunto a Saigon, un brillante aviere-deejay risolleva il morale delle truppe al fronte con una trasmissione radiofonica anticonformista nelle parole e nella musica.
Variazione sul tema (molto in voga in quegli anni) della guerra in Vietnam, stavolta descritta in cadenze da commedia. Manbassa di stereotipi e luoghi comuni assortiti, personaggi senza sfumature o mezze tinte, sceneggiatura risibile (il vietnamita che parla perfettamente inglese!), banale finanche nella scelta della colonna sonora. Un buon modo per vederlo senza annoiarsi può essere quello di giocare a prevedere come va avanti, ma c’è il rischio di stufarsi anche così. L’unica ragion d’essere è nel rutilante Robin Williams, mattatore assoluto premiato col Golden Globe, straordinario davanti a un microfono e più che passabile nel resto del film, nel primo dei suoi tanti eroi positivi. Nonostante l’ammirevole e difficilissimo doppiaggio di Carlo Valli, si consiglia vivamente la versione originale per apprezzare al meglio il suo sfrenato fregolismo verbale.

Voto: 5,5

Trivia
(Adrian Cronauer è un personaggio realmente esistito di cui era un grande fan Robin Williams. Lo stesso Cronauer ha del resto affermato che si riconosce solo nel 45% del personaggio: lui non era anti-militarista ma soltanto “anti-stupidi”, è un acceso repubblicano e se avesse fatto le cose che Robin Williams fa nel film sarebbe stato sicuramente portato davanti alla Corte Marziale)

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