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In un paesino di montagna del Minnesota, due fratelli e un loro amico trovano per caso quattro milioni e mezzo di dollari nella carcassa di un aereo precipitato in una foresta. Decidono di tenerli, in attesa di sviluppi.
Negli anni ’90, ebbe del sorprendente e dell’ammirevole l’inversione a U della carriera da regista di Sam Raimi, capace di passare nel giro di sei anni dai pittoreschi “L’armata delle tenebre” e “Pronti a morire” a un noir di rigorosa asciuttezza come questo, che molto deve ovviamente al romanzo di Scott B. Smith, modello di tensione e logica delle conseguenze che si conclude come un classico ottocentesco. Diretto come un episodio di un ottimo telefilm, senza fronzoli e rami secchi: in ogni scena succede qualcosa e ci sono informazioni. Meccanismo forse un po’ abusato, ma quando funziona il risultato è sempre un gran bel vedere. Raimi si è probabilmente ispirato al “Fargo” dei suoi amici Coen, non solo nell’ambientazione white-out ma anche nel disegno dei personaggi minori e dei complici di Hank, tanto balordi e imbecilli che ci si chiede spesso come mai non ci sia Steve Buscemi a interpretarli. Ne fa le veci un grandissimo Billy Bob Thornton, giustamente candidato all’Oscar; meritava la nomination anche Bridget Fonda, irriconoscibile solo un anno dopo “Jackie Brown”.

Voto: 7+

Trivia
(Il personaggio con cui Bill Paxton discute nel negozio di mangimi su quanti lunedì ci fossero stati a dicembre è interpretato da John Paxton, suo padre)