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Drew, designer di scarpe sportive, vede crollare in un istante la propria vita quando viene a sapere che, per colpa della sua ultima creazione che è stata un fiasco, la sua azienda ha perso quasi un miliardo di dollari. Licenziato, è raggiunto dalla notizia della morte del padre, che lo costringe ad andare nel Kentucky per riportare a casa la salma.
Qual è la miglior qualità di Cameron Crowe? La creatività? La direzione degli attori? La maestria nel muovere la cinepresa? No: è la furbizia. E la capacità di girare sempre lo stesso film (questo è addirittura la copia carbone di Jerry Maguire) con i soliti personaggi modaioli, spiritosi e delusi dalla vita: cambia solo la musica. Ma, e qui c’è la trappola che puntualmente ci fa fessi, Cameron Crowe è un deejay finito chissà come a fare il regista. I suoi film sono da ascoltare più che da guardare, tale è la ricchezza della colonna sonora che si fa personaggio e arriva addiritture a sostituire il protagonista, quando questo (Orlando Bloom che toppa miseramente la prima prova d’attore in abiti civili) non è all’altezza. Così, se riuscirete a superare indenni i primi disastrosi tre quarti d’ora (dove, tra le tante sciocchezze, c’è soprattutto quella di assegnare il ruolo di un boss terribile e carismatico ad Alec Baldwin. Non so se avete l’idea) e se digerirete anche gli stucchevoli siparietti telefonici tra Drew e Claire, sarete davanti – ed è davvero una sorpresa – ad un bel film. A poco a poco “Elizabethtown”, trascinato dalle note in sottofondo, prende quota e sfocia nei bellissimi 20′ finali, road-movie musicale con tre canzoni diverse al minuto. Ad eccezione del bamboccione Bloom (decisamente il peggior attore della nuova generazione), bene gli attori: Kirsten Dunst è adorabile e Susan Sarandon dà ancora lezioni d’attrice. La regia è anonima, la sceneggiatura ricercata e ruffiana. Insomma, il solito Cameron Crowe, il Pippo Inzaghi del cinema americano. Era capitato anche con “Quasi famosi”, e in parte con “Vanilla Sky”: è difficile spiegare perchè, ma va sempre a segno.

Voto: 6,5

Trivia
(Cameron Crowe aveva scritto la sceneggiatura con in testa Orlando Bloom per il ruolo principale. Bloom non poteva perchè stava girando “Le crociate”, e Crowe scritturò al suo posto Ashton Kutcher, con il quale però Kirsten Dunst non ebbe un buon rapporto. Mandato via Kutcher, Crowe ha rimandato all’estate le riprese pur di poter lavorare con Bloom)
(Anche se interpreta la parte della sorella minore di Drew, nella realtà Judy Greer è due anni più vecchia di Orlando Bloom)
(Nella mappa che Claire consegna a Drew, c’è una frase attribuita a R. Hammond e J. Bebe, due dei personaggi di “Quasi famosi”)