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In una cittadina del Texas, una vedova cresce da sola la sua unica figlia, la vede sposarsi e fare figli, finchè un giorno…
Debutto di James L. Brooks, sceneggiatore di buon successo che per il suo esordio alla macchina da presa ebbe la fortuna di avere a disposizione un cast a cui affidare totalmente il tutto, senza altre complicazioni. Film attoriale se ce n’è uno, fa parte dei tanti – e spesso disprezzabilmente sfacciati – prodotti hollywoodiani preparati meticolosamente per attentare ai vasi lacrimali dello spettatore; stavolta, però, oltre all’ottima prova del trio protagonista (in cui si distingue ovviamente l’impagabile Jack Nicholson), si notano un’ammirevole discrezione e garbo nel porgere al pubblico i momenti topici del film (come il pre-finale, ad altissimo rischio di svacco). Dialoghi persino spiritosi, non di rado intelligenti, mai banali. Certo, chi ama farsi sorprendere dal cinema ne rimanga alla larga. 5 Oscar (e se solo si fosse dato più spazio a Nicholson sarebbe riuscito lo storico “all-five”: film, regia, sceneggiatura, attore e attrice protagonista). Debra Winger fu una star a pieno titolo nel cinema americano dei primi anni ’80, prima di cadere in un improvviso oblio.

Voto: 7=

Trivia
(Brooks aveva in origine pensato a Sissy Spacek nel ruolo di Emma e Burt Reynolds in quello di Garrett, che fu rifiutato da Harrison Ford e Paul Newman. Kim Basinger rifiutò quello di Patsy. Nel ruolo di Aurora era stata invece considerata Louise Fletcher)