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Dopo che suo marito è stato ucciso dalla mafia, una vedova viene insidiata dal mandante del delitto; scappa a New York ma quello la insegue, e con lui un detective della polizia che lo vuole arrestare.
Commedia allegramente incasinata, come da titolo, che mantiene ciò che promette nei titoli di testa: fila via come un espresso con ritmo spesso travolgente, anche se l’obbligato prezzo da pagare è una sceneggiatura i quali autori non danno l’impressione di essersi fermati molto a rifletterci. Ad una struttura in fondo convenzionale, come ambientazione e come personaggi – la centesima versione dei mafiosi italo-americani – , si oppone uno stile di regia frizzante e inventivo, con particolare gusto per i dettagli e le gag visive di contorno, degne dei migliori slapstick (in particolare gli appostamenti di Matthew Modine nella prima parte). Un gran tocco di classe lo aggiungono le musiche di David Byrne e una soundtrack di tutto rispetto dove spicca quel gran pezzo che è “Bizarre love triangle” dei New Order. Primo ruolo veramente da “comedian” per la 30enne Michelle Pfeiffer, che regge benissimo una parte difficile; Stockwell, nella sostanziale parte di una macchietta, arrivò alla prima e unica nomination all’Oscar in carriera. Frase del direttore regionale che spiega alla protagonista la differenza tra la polizia e la mafia: “C’è una grande differenza, signora DeMarco. La mafia opera uccidendo, ingannando, rubando, spacciando droga. Noi lavoriamo per il Presidente degli Stati Uniti d’America”.

Voto: 7-