locchio-che-uccide.jpg
Un fotografo e operatore di cinema si diletta nell’uccisione di alcune donne di cui riprende la morte e conserva i nastri in casa sua.
Cugino povero del suo coetaneo “Psyco”, “L’occhio che uccide”, uno dei film malati per eccellenza della storia del cinema britannico, ne condivide e spesso ne esalta alcuni aspetti: l’infanzia difficile con un genitore castratore, una gentildonna forse salvifica grazie alla quale superare l’incubo, il malsano voyeurismo di molte scene (su tutte lo splendido inizio, poi ripreso da John Carpenter nell’incipit di “Halloween”). Del capolavoro di Hitchcock gli manca la perfezione formale e l’essere magnifico cinema puro senza veicolarlo ad alcun messaggio; ma la sapienza artigianale di Michael Powell, che – dopo vent’anni di innocui film di grande successo, da “Scarpette rosse” a “Il ladro di Bagdad” – approdò nel 1960 a questo cupissimo noir in qualche modo anticipatore degli snuff-movies, getta una luce torbida sul mezzo cinematografico come raramente era stato tentato all’epoca. Il “Peeping Tom” del titolo originale è, secondo la tradizione popolare anglosassone, l’unico che ebbe l’ardire di guardare, spiandola da un foro, Lady Godiva che cavalcava nuda per la città di Coventry, rimanendo talmente impressionato da diventare cieco.

Voto: 7+

Trivia
(Il regista Michael Powell interpreta Anthony Lewis, il padre del protagonista che si intravede nei vecchi filmini in bianco e nero)

Advertisements