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Due attori, che nella vita reale hanno una relazione clandestina sul set, stanno girando un film in costume in cui interpretano il ruolo di due amanti impossibili.
Gioco di specchi elegante e assai inamidato con firme importanti: alla regia Karel Reisz, padre del “free cinema” inglese insieme a Lindsay Anderson, e alla sceneggiatura il premio Nobel Harold Pinter. Il risultato è eccessivamente letterario, fin troppo educato nella forma e nella correttezza della messa in scena quanto sostanzialmente privo di passione; non giova alla causa la maggiore importanza che si dà al film – che, in quanto manifesta finzione, diventa in breve del tutto privo d’interesse – rispetto alla vicenda reale, che avrebbe oltretutto il merito di virare nel finale (in parte riuscito) nella direzione, subito abortita, del melodramma. Film molto britannico: trattenuto, smorzato, frigido. Nel raccontare l’universale e sempiterna difficoltà dell’amore Pinter ha fatto un bel lavoro, ma molte buone idee sono rimaste sulla carta. Svetta, per impegno e devozione alla causa, una Meryl Streep insopportabilmente brava.

Voto: 6-

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