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Due ragazzi americani, accompagnati da un islandese conosciuto durante il viaggio, girano l’Europa e finiscono in Slovacchia, in cerca di sesso e divertimento. Qualche complicazione.
Introdotto dall’immancabile “Quentin Tarantino presents”, cartello inevitabilmente portatore di sventure, il secondo film del 33enne Eli Roth vorrebbe muoversi nella scia dei film di genere, procedendo per bagni di sangue e citazioni (arte in cui l’amico Quentin è impareggiabile); ma, a parte una prima mezz’ora di divertente attesa, parodia riuscita poiché serissima dei tanti teen-movies dai personaggi perennemente affamati di vulva, fallisce platealmente l’obiettivo affogando in un’inutile e sguaiata efferatezza senza capo né coda, e soprattutto senza la minima ironia, essenziale nella questione. Per esempio: le scene “de tortura” di Tarantino ne “Le iene” e “Pulp Fiction” (peraltro oggetto di un divertente omaggio in slovacco) funzionano per la loro alta cifra surreale; mentre non c’è niente di divertente o emozionante nel vedere un energumeno che cava un occhio a una tizia giapponese. Vigliacchetto ambientarlo in Slovacchia, che ne esce un po’ come la Turchia in “Fuga di mezzanotte”. A parte tutto, comunque, Roth ha mano, e quando vuole far paura ci riesce spesso. Ci riprovi.

Voto: 5

Trivia
(Per realizzare il film sono occorsi oltre 150 galloni di sangue finto, circa tre volte quelli usati da Roth nel suo primo film “Cabin Fever”, 2002)
(Scritto, prodotto, diretto e distribuito nelle sale in 12 mesi in tutto, un tempo tre volte più rapido di quello per una normale produzione USA)
(Jan Vlasak, l’uomo con gli occhiali, non conosce una parola d’inglese, e ha imparato le sue battute a memoria senza conoscerne il significato)

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