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In una Milano da neorealismo, le tragicomiche avventure di Colombo, buffo ingegnere disoccupato che tira a campare in un quartiere popolare.
Esordio alla regia del 31enne milanese Maurizio Nichetti, fumetto vivente che visse la sua stagione d’oro negli anni ’80. Film a bassissimo costo, esile e divertente, che nel suo piccolo ha modelli ambiziosi: il Charlot di “Tempi moderni” per i temi e la poetica e Jacques Tati per la stilistica. Senza veri e propri dialoghi, la voce umana è solo un rumore sgradevole e ridicolmente patetico, come illustra meglio di ogni spiegazione la scena del bicchiere d’acqua, bellissima e lunghissima (un quarto d’ora circa, una gag stirata all’inverosimile che non perde un colpo). Il film, di ingenuità commovente ed emozionante, non manca di momenti più bislacchi e sfilacciati, ma rimane fino alla fine orgogliosamente fedele alla sua naivetè, isola deserta nell’oceano verbosamente vanziniano delle commedie italiane anni ’80. Esordio da attrice per Angela Finocchiaro. Nichetti tornerà a fare Colombo nel 2001 in “Honolulu Baby”, e per la prima volta se ne sentirà la voce.

Voto: 7+