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Di ritorno dalla Terra Santa dove ha combattuto le Crociate, il cavaliere Antonius Block e il suo scudiero tornano a casa pieni di dubbi e domande sul loro destino. Lungo il percorso si imbattono in una compagnia d’attori in un paese flagellato dalla peste.
Insieme al “Posto delle fragole” è il film più rappresentativo della cinematografia di Ingmar Bergman. In esso si ritrovano tutti i temi cari al regista svedese: il viaggio, qui presente non solo in senso fisico e letterale ma anche metaforico, attraverso la chiave di volta dell’esistenzialismo e nell’incombenza costante della Morte, antropomorfizzata nella figura pallida e funerea di Bengt Ekerot che ha fatto epoca, come la celeberrima partita a scacchi. La sintesi e lo spirito del film sta nella scena finale: una danza lugubre ma mai macabra, scandita con ritmo solenne e imperturbabile su un pentagramma in cui si alternano, a fedele riproduzione della vita, note liete e comiche (il fabbro geloso e la morte “finta” dell’attore) e pagine di disperata cupezza (l’incontro con la condannata al rogo). L’esatto opposto di un romanzo di formazione, un viaggio verso l’ignoto che giunge a compimento nell’ultima mezz’ora che ha molto a che spartire con la perfezione. Gran Premio della Giuria a Cannes.

Voto: 8-

Trivia
(Il titolo è una citazione dell’Apocalisse di San Giovanni Evangelista, 8,1)

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