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Una ragazza sorda, scappata dal riformatorio, si mette in cerca del fratello maggiore e s’imbatte in una band di hippies.
Sterile e muffoso caravanserraglio di miti, leggende e luoghi comuni fioriti attorno alla cultura sessantottina, “Psych-Out” ha ben pochi pregi per i quali consigliarne la visione. Al massimo può avere una vaga valenza di documentario dell’epoca hippy, dacché non si fa sfuggire nemmeno uno degli stereotipi del tempo: sesso libero, peace & love, flower power, LSD e il solito cliché del “nemico” borghese e perbenista che inevitabilmente li invita ad “andare a lavorare”. Comunque colorato, chiassoso e divertente alla vista, con tanto di immancabile sequenza psichedelica sul Golden Gate, preambolo di un finale ridicolo. Il promettente Jack Nicholson con codino si fa le ossa preparandosi al primo grande ruolo della sua carriera, quello dell’avvocato ubriacone George Hanson di “Easy Rider” (1969). Quarant’anni dopo, è meno digeribile di un cucchiaio di sabbia.

Voto: 5=

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