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Una coppia di borghesi, infelici e ubriaconi, trascina nella propria folle resa dei conti due giovani sposini loro ospiti.
Esordio alla regia di Mike Nichols. Tratto dall’omonima pièce teatrale di Edward Albee, questo film fu una specie di shock per il cinema americano – e non solo – di metà anni ’60, in particolare a livello linguistico: per la prima volta si sentirono, oltretutto pronunciate da due delle star più in vista di Hollywood, parole come “fottere”, “bastardo”, e altri epiteti che i traduttori italiani  si preoccuparono di edulcorare. Come tutti i film che hanno segnato un’epoca (e il discorso vale anche per “Il laureato”, secondo film di Nichols), il tempo gli ha attribuito più meriti di quanti gliene spettassero effettivamente: ottimo cinema da camera, realizzato nello scrupoloso rispetto delle tre unità aristoteliche di spazio, tempo e azione, basato su dialoghi incalzanti più che su una trama vera e propria, tratteggia abilmente il disegno psicologico dei quattro personaggi, almeno finchè questi rimangono sobri. Gli ultimi 80 minuti sono soprattutto una gara di alto istrionismo tra i coniugi Taylor e Burton, prova d’attori impegnativa ma un po’ stucchevole, anche perchè corrisponde a un ritratto troppo artificiale della vita coniugale, nonostante l’uso innovativo del linguaggio. Troppo lungo, finisce sfinito e disteso per terra. Addirittura tredici nominations agli Oscar 1966 (e cinque statuette: attrice protagonista, attrice non protagonista, scenografia, fotografia e costumi). Eccellente doppiaggio italiano di Adriana De Roberto (Taylor) e Gigi Proietti (Burton).

Voto: 6,5

Trivia
(Il film con Bette Davis e Joseph Cotten cui fa riferimento Liz Taylor a inizio film è “Beyond the Forest”, King Vidor, 1949)
(Primo film della storia del cinema americano in cui è stata usata la parola “bugger”, liberamente traducibile con “coglione”, e primo film per il quale la severissima MPAA impose l’accompagnamento dei genitori per i minorenni)
(Tra i candidati al ruolo di Martha c’erano anche Bette Davis, Ingrid Bergman e Patricia Neal; tra quelli al ruolo di George, Robert Redford, James Mason. Cary Grant, Henry Fonda, Jack Lemmon e Peter O’Toole)