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Una giovane infermiera assiste in ospedale un’attrice di teatro improvvisamente rinchiusasi in un ostinato mutismo.
Pur mantenendo intatto la sua consueta e rigorosa quietudine, “Persona” è il film più radicale di Ingmar Bergman. Lo stile e la narrazione si adeguano al tema principale, la follia, procedendo per strappi, frenate ed accelerazioni nello straordinario duetto tra due attrici eccezionali, le due più affezionate al grande regista svedese. Bergman posa sulla coppia il suo sguardo clinico, ma il suo distacco sembra evidenziare un’impossibilità oggettiva a scavare a fondo tra le pieghe di una storia di memorie, incubi, fantasmi del passato. La sua impotenza è la stessa dello spettatore che si trova davanti ad un invalicabile cancello oltre il quale non può andare, costretto ad osservare da lontano la relazione distruttiva tra le due protagoniste. Bergman sfidò la censura proponendo, tra i fotogrammi che scorrono sullo schermo nei primi minuti del film, anche l’immagine di un pene in erezione.

Voto: s.v.

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