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In un pianeta post-nucleare, devastato dalla Terza Guerra Mondiale, i cui abitanti sono costretti a vivere sotto terra, un uomo viene sottoposto da un’équipe di scienziati a una serie di esperimenti per valutare se è possibile viaggiare nel tempo.
Uno dei cortometraggi più famosi e originali di sempre, “un fotoroman de Chris Marker”. Composto solo da fotogrammi fissi (ad eccezione dell’inquadratura di una donna che sbatte le palpebre), legati tra loro da una voce narrante, dal montaggio di Jean Ravel e dal sonoro di Antoine Bonfanti, è la storia bizzarra e “impossibile” di un passato che diventa futuro e viceversa, fino al definitivo corto circuito finale che resta inspiegabile. L’avvenire secondo Chris Marker – cineasta con intuzioni avanti di vent’anni, a volte geniale – è una lunga carrellata di sogni: dagli incubi atomici alle fughe da un’invivibile realtà. La sua visionarietà venata di follia ha ispirato molto cinema fantascientifico dei decenni successivi, su tutti l’ottimo “L’esercito delle 12 scimmie” di Terry Gilliam (1995).

Voto: 7,5