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Un attore affermato trascina un suo amico in difficoltà in una versione teatrale del “Giardino dei Ciliegi” di Cechov, da portare in tournée in tutta Italia.
Dopo il successo di “Marrakech Express”, nuovo passo avanti nella carriera di Gabriele Salvatores: ripartendo dai temi e dagli stilemi del film precedente (gli amici, la macchina, il viaggio, una donna, De Gregori) si migliora, sfruttando la chance di giocare in casa grazie al suo attore-feticcio e all’ambientazione in quel mondo del teatro che lui ben conosce. La coppia Abatantuono-Bentivoglio funziona grazie alla più classica delle contrapposizioni, ma il primo riesce a tenersi alla larga da quell’istrionismo vacuo e teatrale di altri film precedenti, centrando così uno dei ruoli che più ne hanno segnato la maturità artistica. Ritmo spezzettato, specialmente nella seconda parte da road-movie, un po’ più lasca, che perde velocità e procede per frammenti (comunque imperdibile il cammeo di Claudio Bisio benzinaio). La proverbiale misoginia di Salvatores si sfoga nel personaggio di Vittoria, uno dei meno riusciti della sua cinematografia: per essere un credibile pomo della discordia meritava ben altro trattamento, e non aiuta la prova di Laura Morante, che la rende insopportabile.

Voto: 7-

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