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Tony D’Amato, allenatore in declino dei Miami Sharks, squadra dell’NFL, è in rotta con la società e perde per infortunio il proprio quarterback titolare proprio a poche partite dai playoff. Scopre per caso una riserva che in poco tempo esplode e trova fama, gloria e soldi; arriva intanto il playoff con i Dallas Knights.
Oliver Stone, monumento alla coerenza: fin dall’inizio, ogni suo film è come un lancio da un grattacielo con un paracadute che ha il 50% di possibilità di aprirsi, e sotto non c’è neanche il materasso. Si butta nella mischia con coraggio e generosità; esagera, straparla, sbraita, inonda i suoi lavori di retorica e ridondanza; rischia. Anche questo film non si sposta di un millimetro dalla linea già tracciata da chi è venuto prima: sia i suoi migliori, da “JFK” a “Talk Radio”, che i suoi più discussi. Per cui non bisogna troppo biasimarlo, se “Ogni maledetta domenica” risulta saturo, ipervitaminico, eccessivo e smaccatamente – e a sorpresa – buonista nel finale: è nello stato delle cose, se dietro la macchina c’è lui. Che intanto tira fuori il miglior film sportivo degli ultimi vent’anni: durissimo al limite della diffamazione con il football americano (roba che al confronto il calcio italiano è il Paese dei Balocchi), tra doping, soldi e strapotere televisivo; ma sinceramente innamorato della palla ovale. Un’altra nota di merito è che, come sempre, Oliver Stone non fa mai film noiosi: riesce a farsi seguire anche dagli europei, la maggior parte dei quali totalmente a digiuno di football (che NON ha nulla a che spartire col rugby). Il messaggio passa, anche grazie ad un Pacino che riesce a tradurre nella sua esausta maschera il topos dell’allenatore a fine carriera, e ad una folta schiera di comprimari di gran nome, tra cui un ottimo Dennis Quaid, la rivelazione Jamie Foxx e, in ruoli minori, James Woods e Matthew Modine. Cameron Diaz, altra scelta coraggiosa (dettata probabilmente dalla necessità di abbinare ad Al Pacino un’altra star di Hollywood, per compiacere la produzione), ne esce senza graffi.

Voto: 7+

Trivia
(Lo Sharks Stadium, dove giocano nella finzione i Miami Sharks, è in realtà l’Orange Bowl Stadium di Miami)
(Nel film, la casa di Dennis Quaid è in realtà la casa di Dan Marino, quarterback dei Miami Dolphins)
(I Miami Sharks perdono il campionato contro i San Francisco 49ers, squadra per la quale fa il tifo Oliver Stone)
(Ci sono circa 117 “f-words” nel film)
(Nel bar in cui entra Tony D’Amato, al muro sono appese le caricature di Cameron Diaz, Al Pacino e Oliver Stone)
(Cuba Gooding jr. si incontrò con Oliver Stone per parlare del ruolo di Willie Beamen, ma Stone non gli diede la parte perchè Gooding jr. aveva già interpretato il ruolo di un giocatore di football in “Jerry Maguire”)
(Robert De Niro rifiutò il ruolo di Tony D’Amato; anche Jon Voight e Billy Bob Thornton rifiutarono ruoli nel film)
(LL Cool J prese la rivalità con Jamie Foxx troppo seriamente: i due si picchiarono per davvero durante le riprese della scena in cui litigano)

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