taxi-driver.jpg
New York: un reduce dal Vietnam, per fuggire dall’insonnia, si fa tassista e inizia a lavorare di notte.
Come a volte accade nella storia del cinema, uno dei suoi film più importanti non è necessariamente e automaticamente un capolavoro, nella valenza più oggettiva – se mai ne ha una – che questo termine può possedere. Pietra miliare del nuovo cinema americano che ebbe il suo capofila in Martin Scorsese, 33enne italo-americano del Queens di educazione strettamente cattolica, che qui si rivelò definitivamente al grande pubblico e alla critica. Riscrive i canoni del noir inventandosi un nuovo filone metropolitano sotto forma di “racconto breve” (non tanto per la durata, nella media, quanto per la scarna trama, alla quale è giustamente preferita un’introspezione spietata e violentissima), in cui New York – protagonista di parecchio cinema USA anni ’70 come e più di molti divi – è crudamente rappresentata come una gigantesca suburra putrescente dove l’America, già colpita al cuore dal Vietnam, smette definitivamente di evolversi per cadere prigioniera della propria follia. Il discorso di Scorsese, amplissimo e insolitamente amaro anche per quei tempi, esula da ogni riferimento politico (non si dice mai a quale schieramento appartenga Palantine) e ha un finale al fiele in cui uno dei personaggi più mediocri e stupidi che si siano mai visti (un magnifico De Niro) diventa un eroe popolare. Quasi capolavoro, si diceva: a una prima parte di paranoica perfezione (supportata dal canto del cigno di Bernard Herrmann, alla sua ultima colonna sonora), che tocca il suo apice nel memorabile cammeo di Scorsese stesso, corrisponde una seconda parte più sghemba e appannata, che si immedesima fin troppo nel delirio del protagonista. Comunque, doverosa citazione anche per lo sceneggiatore Paul Schrader. Palma d’Oro a Cannes.

Voto: 8=

Trivia
(Ad Harvey Keitel fu inizialmente offerto il ruolo di Tom, andato poi ad Albert Brooks. Fu lui stesso ad accettare quello del protettore, anche se la sceneggiatura originale prevedeva che fosse nero)
(Robert De Niro si preparò al ruolo studiando le malattie mentali e guidando un taxi per dodici ore al giorno, per un mese)
(Martin Scorsese ha affermato che la scena più importante del film è quella in cui Travis telefona a Betsy per scusarsi, in cui il tono patetico e penoso della conversazione è accentuato da un movimento di macchina che mostra un lungo corridoio vuoto)
(Oltre al suo celebre cammeo, Martin Scorsese compare anche in un’altra scena: è seduto su un muretto nella scena in cui, al rallentatore, compare per la prima volta Betsy)
(Bernard Herrmann morì la vigilia di Natale del 1975, appena poche ore dopo aver completato le ultime registrazioni della colonna sonora)

Annunci