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Loris, scansafatiche che campa di lavoretti, malvisto da tutto il condominio, viene scambiato per un maniaco assassino. Le forze dell’ordine gli mettono addosso una bella poliziotta che ha il compito di provocarlo in continuazione, per scatenarne gli istinti omicidi.
Commedia campione d’incassi nelle vacanze di Natale 1994, all’insegna di un Benigni senza freni, all’apice della sua esuberante fisicità: cade, si rotola, si arrampica, urla, corre in continuazione. E’ il film che l’ha consacrato straordinario talento comico: senza esagerare, come efficacia clownesca siamo dalle parti di un Chaplin, a cui peraltro il film ammicca nella sua linea di pensiero (il “diverso” che si rivela più “normale” di chi gli dà la caccia) fino all’esplicita citazione di “Tempi moderni” dell’ultima scena. Coproduzione italo-francese, ma gli attori d’Oltralpe, in particolare un Michel Blanc assai sopra le righe, per strappare una risata devono usare le pinze. E allora diamo pure tutto il merito della buona riuscita di questo film a Benigni, attore strepitoso e co-sceneggiatore (assieme al fido Cerami) di discreto livello: la più classica delle commedie degli equivoci, che inanella una serie di gag a volte (specie all’inizio) di grana grossa, ma per la maggior parte divertenti nella loro surrealtà esibita e mai sottaciuta. La piacevole novità, a cui purtroppo non darà un grande seguito, è che Benigni si fa valere anche come regista: limita allo stretto necessario il montaggio e fa ampio ricorso ad inquadrature lunghe e piane. Raro esempio di cinema italiano da botteghino che non rinuncia a una certa cifra di qualità.

Voto: 7=