sesso-bugie-e-videotape.jpg
L’arrivo in città di un ex compagno di college del marito porta lo scompiglio nell’infelice ménage di John e Ann Mullany: lei, moglie repressa e frigida; lui, avvocato rampante che la tradisce con la cognata.
L’esordio alla regia di Steven Soderbergh, oltre ad essere stato subito baciato dalla buona stella (sotto forma di Palma d’Oro, riconoscimento più unico che raro per un’opera prima), rappresenta anche una delle prime picconate inferte dal cinema ai miti degli anni ’80, su tutti l’edonismo reaganiano di arboriana memoria, qui sbertucciato proprio in uno dei suoi aspetti più peculiari. Per lo yuppismo dell’epoca, il sesso è strumento di autoaffermazione e conferma della propria “potenza” e predominio nei confronti di chi non è come loro, donne comprese; qui il tarlo del dubbio, insinuato sottovoce e ancor più inaccettabile perché proveniente da una specie di freak artistoide alieno ad ogni status symbol (un ammirevole e controllatissimo James Spader), squarcia il muro di certezze del protagonista e mostra la scorza del suo latente e ipocrita perbenismo. Bella regia e grande sceneggiatura, asciutta e tagliente come poco cinema degli Eighties. Primo ruolo importante per Andie MacDowell, la migliore del cast. James Spader tornerà ad affrontare le deviazioni della sessualità in un’altra interessante opera prima del 2002, “Secretary” di Steven Shainberg.

Voto: 7,5

Trivia
(Per la parte di Graham partecipò al provino anche David Duchovny)
(La sceneggiatura è stata scritta in circa due settimane)
(Soderbergh avrebbe voluto intitolare il film “46:02”, la presunta durata della cassetta dell’intervista di Graham ad Ann, che nel film peraltro non appare)

Annunci