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In un futuro prossimo, il mondo si divide in validi (concepiti artificialmente con un’accurata selezione genetica che assicura loro una salute di ferro e lunghissime aspettative di vita) e non-validi (concepiti tradizionalmente e perciò esposti a tutti i rischi del caso). Per poter coronare il suo sogno, viaggiare nello spazio, un non-valido si finge un valido e viene assunto in un centro spaziale che sta pianificando una missione su Titano.
L’esordio al cinema, sia come scrittore che come regista, di Andrew Niccol è stata una delle sorprese del 1997: subito alle prese con una fantascienza adulta e tutt’altro che rassicurante, prende in avvio le mosse dai numi del genere (soprattutto certo Philip K. Dick e ovviamente “Blade Runner”, per la contrapposizione tra i validi e i “figli di Dio”) ma sviluppa rapidamente una concezione del futuro personale e originale, in cui l’unico segno di progresso è quello tecnologico, mentre i costumi anni ’50 e le scenografie virate al marrone (unica nomination agli Oscar) confezionano un’atmosfera riuscitamente opprimente. Qualche eccesso di verbosità nella prima parte, quasi inevitabile trattando di fantascienza, viene riscattato da un secondo tempo di ottima fattura, in cui si ha modo di apprezzare anche qualche lampo da regista di classe (il buon uso del montaggio alternato, la scena della strada). La carta vincente è comunque la sceneggiatura, che vola sempre alto per approdare a un finale assai suggestivo. Jude Law si conferma attore di razza, ovunque lo si metta. Nei suoi due film successivi, “S1m0ne” e “Lord of War”, Niccol non manterrà le promesse.

Voto: 7,5

Trivia
(Gattaca, nome del centro spaziale in cui lavora il protagonista, è una parola formata interamente dalle lettere G, A, T e C, con cui si indicano i quattro nucleotidi alla base del DNA: guanina, adenina, timina e citosina)
(I cartelli affissi nella sede della Gattaca sono scritti in esperanto, un linguaggio artificiale inventato nell’Ottocento)
(Le scale a casa di Jerome hanno una struttura elicoidale, proprio come i filamenti del DNA)
(Il pezzo suonato dal pianista è l’Impromptu in G Flat Major, Op. 90, No. 3, arricchito con note addizionali per far sì che potesse “essere suonato solo con dodici dita”, come dice il personaggio di Uma Thurman)

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