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A Los Angeles, a cavallo tra i ’70 e gli ’80, c’è anche “un’altra Hollywood”: è la fiorentissima industria del cinema porno, che vive il suo periodo di grazia prima dell’avvento delle videocassette.
Regista di smisurate ambizioni, sicuramente il più coraggioso dell’ultima generazione americana, Paul Thomas Anderson ambienta il suo secondo film nel mondo del quale aveva anche parlato in “The Dirk Diggler Story” (1988), il principale lavoro della prima parte della sua carriera. Lo sguardo è nostalgico e indulgente, senza cattiveria per un manipolo di ultimi romantici un po’ pionieri un po’ cialtroni; il respiro è corto quando si avventura nel mondo reale, ma non mancano i momenti di cinema alto (il party di Capodanno, chiuso in modo folgorante). Enciclopedico in modo sbalorditivo per la sua giovane età, fino a sconfinare nell’arroganza (per la disinvoltura con cui a 27 anni si produce in piani-sequenza irraggiungibili per molti registi col triplo dei suoi anni), come il protagonista del film anche Anderson ha doti da fuoriclasse: mette giù una sceneggiatura di due ore e mezza in cui fa ballare una dozzina di personaggi senza neanche una mossa falsa, e Altman non è mai sembrato così vicino.

Voto: 7

Trivia
(Come ne “I protagonisti” di Altman, la maggior parte dei personaggi principali è presente nel primo piano-sequenza di tre minuti)
(Buck Swope fa riferimento a una modifica allo stereo di tipo TK-421, lo stesso codice di identificazione di Luke Skywalker in “Guerre Stellari”)
(La moglie di Little Bill è interpretata da Nina Hartley, una vera pornostar)
(Tanti attori importanti hanno rifiutato ruoli in questo film: Leonardo DiCaprio-Dirk Diggler, Gwyneth Paltrow-Rollergirl, Warren Beatty-Jack Horner, Samuel L. Jackson-Buck Swope)
(Film messo al bando in Corea del Sud)

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