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All’inizio del Novecento, un pastore analfabeta siciliano parte con i due figli e l’anziana madre per l’America, ch’egli immagina come un Bengodi in cui gli alberi fruttano monete d’oro e si fa il bagno nel latte.
L’opera seconda di Emanuele Crialese, uno dei migliori film italiani passati negli ultimi anni dal Festival di Venezia, ne ribadisce a buon titolo l’aura di autore spendibile anche a livello internazionale (come dimostra l’appeal esercitato su un’attrice di buona fama come Charlotte Gainsbourg), e riporta all’attenzione del pubblico un tema che nell’ultimo ventennio era stato affrontato solo di striscio dal Gianni Amelio di “Lamerica”. Con uno stile molto personale che ricorda, per ampiezza di respiro, le sequenze dell’arrivo di Vito Andolini a New York del “Padrino parte seconda” di Coppola, Crialese concilia la sua predilezione per l’onirismo e le ambientazioni natural-favolistiche (qui una Sicilia che sembra l’Arcadia) con una seconda parte dal taglio più verista e documentaristico, che spezza l’incantesimo ma spiazza una volta di più con scelte stranianti (“Feeling Good” di Nina Simone che cala dall’alto all’improvviso). Della Simone anche la canzone dei titoli di coda, “Sinner Man”, la stessa che chiude il vituperato (da noi) “INLAND EMPIRE” lynchiano.

Voto: 7+

Trivia
(Vincent Schiavelli (Don Luigi), che avrebbe dovuto avere una parte più
importante, morì durante le riprese e il suo ruolo fu ridotto a personaggio secondario)

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