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Accuditi da un’amorevole maestrina, quattro stimati professionisti (un pilota d’aereo, un giudice, un produttore televisivo e un ristoratore) si rinchiudono in una villa fuori Parigi per una maratona orgiastica di sesso e cibo.
Il film più noto di Marco Ferreri e quello in cui è più sfacciato ed esplicito il legame tra la Carne e la carne (si veda a proposito un altro film del regista, poco riuscito, che si intitola ovviamente “La carne”), inevitabilmente funebre perché invita al banchetto anche la Morte. Nella miglior versione della sua costante vivisezione del maschio moderno, Ferreri dà inizialmente una parvenza di normalità ai quattro gentiluomini, concedendo solo una spruzzata di eversione (i coltelli, la relazione semi-incestuosa con la balia) che diventa poi grottesco senza freni nella seconda parte, scandito dalle crapulonerie che riescono nell’obiettivo di disgustare più che invogliare. Ferreri è ben lontano da un atteggiamento moralistico o bacchettone: il suo imperituro nichilismo, qui portato ai massimi livelli, è tale che l’unico dei quattro che prova a sottrarsi alla morte per overdose è anche il più volgare e gaudente, finanche vigliacco nel non superare, con la sua adorata Bugatti, il cancello che lo riporterebbe nel mondo reale. Tognazzi, anche per ragioni culinarie, è il più a suo agio dei quattro (ma non sottovalutate Mastroianni, magnificamente stupido) e si produce in una memorabile imitazione di Marlon Brando.

Voto: 8

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