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Episodio IV: “Una nuova speranza”. In una galassia lontana, lontana è in atto una rivolta contro i dispotici tiranni capeggiati da Dart Fener: la principessa Leila, rappresentante dei ribelli, ruba i piani della terribile Morte Nera prima di essere fatta prigioniera. Il vecchio generale Obi-Wan Kenobi, rintracciato da Luke Skywalker, guida insieme a lui la spedizione sulla base spaziale nemica su un’astronave guidata dal pilota Ian Solo.
Pochissimi film – forse nessuno – come “Guerre Stellari” hanno influenzato l’immaginario collettivo del pubblico mondiale, risollevando le sorti di un genere, la fantascienza, caduto in disgrazia nel decennio precedente. Di impatto sconvolgente nel reparto musiche (memorabile l’ouverture di John Williams) ed effetti speciali, capostipite dei popcorn-movies e pioniere nel merchandising legato agli spettacoli cinematografici, come quasi tutti i film di culto il suo valore è inferiore a quello universalmente riconosciutogli. Un po’ macchinoso all’inizio (specie nel disegno dei due droidi), scalda i motori con una seconda parte scanzonatamente epica, con un’originale declinazione del tema dell’amicizia virile (perché anche le macchine sono “umane”). Eccitato, allegro, ingenuo, molto naif, facile bersaglio di affettuose parodie, allo spettatore d’oggi fa stringere il cuore soprattutto per gli interni e per le bellissime scenografie originali, impensabili oggi in un cinema che non può a fare a meno della computer grafica anche per un posacenere.

Voto: 7

Trivia
(Alec Guinness si disse contento del fatto che il suo personaggio morisse subito, perché ne aveva abbastanza di pronunciare tutte quelle battute insulse)
(Il ruolo di Ian Solo fu rifiutato da James Caan, Al Pacino e Burt Reynolds)
(Al primo giorno di riprese nel deserto della Tunisia, il set fu colpito dal primo temporale abbattutosi in quella zona negli ultimi 50 anni)
(Darth Vader in Italia divenne Dart Fener, per la spiacevole assonanza tra il nome originale e un comune accessorio da bagno)
(Lucas avrebbe voluto che la voce di Dart Fener fosse di Orson Welles, ma poi rinunciò perché la voce di Welles sarebbe stata troppo riconoscibile)
(I famosi titoli di testa sono presi in prestito da “The Phantom Creeps”, serie tv che andò in onda negli USA nel 1939)

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